logo_IIFL’idea di fondare in Italia un’iniziativa per la diffusione nel nostro paese dei futures studies e in generale degli studi sulle tendenze e gli scenari di lungo periodo nasce in seguito alla graduale scoperta di un vasto fermento a livello internazionale relativo a queste tematiche, da cui l’Italia è stata praticamente tagliata fuori. Eppure proprio in Italia, alla fine degli anni Sessanta, nacque una delle più importanti iniziative per la promozione del pensiero di lungo termine, il Club di Roma, voluto da Aurelio Peccei, che portò nel 1972 alla redazione del fondamentale Rapporto sui limiti dello sviluppo, primo tentativo di elaborare previsioni scientifiche sul futuro del pianeta.

Per chi, come me e tanti altri, era stato “indottrinato” in giovane età dalla lettura del Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov, l’idea di una scienza della previsione sociale come quella inventata da Asimov, la “psicostoria”, costituiva una forte attrazione; e approfondendo lo sviluppo di quell’idea negli ultimi decenni, mi resi conto che da fantascienza si stava ormai trasformando in realtà: la scienza dei sistemi complessi applicata allo studio delle compagini sociali, l’utilizzo di modelli informatici sempre più sofisticati, l’introduzione dei big data, hanno iniziato a dare forma a una nuova “scienza del futuro” che può essere messa al servizio dello studio dell’evoluzione della nostra società. Mi appassionai in particolare a un progetto, “FuturICT“, sviluppato da un consorzio europeo con base all’ETH di Zurigo e in lizza per un finanziamento di un miliardo di euro da parte dell’UE (poi sfumato), che prevedeva la simulazione dell’intero pianeta – o meglio dell’intera umanità – per prevederne le trasformazioni future. Da lì iniziai a scoprire l’esistenza delle branca dei futures studies e di iniziative come quella dell’Institute for the Future negli USA e di altre analoghe (come “Futuribles” in Francia, o l’Institute for Futures Studies in Danimarca), fino a esperimenti davvero fantascientifici come la Long Now Foundation di San Francisco, che cerca di sviluppare una coscienza di lunghissimo periodo, per rendere l’umanità in grado di affrontare sfide millenarie (il fascino esercitato dalla Long Now derivava probabilmente dalla mia lettura del romanzo Anthem di Neal Stephenson, uno dei maggiori promotori delle iniziative della Long Now, nonché tra i miei scrittori preferiti, che immaginava una sorta di società monastica del futuro per conservare le conoscenze nel corso dei millenni, un po’ come le Fondazioni di Asimov).

Nel settembre 2013 il progetto si concretizza con l’assemblea costitutiva dell’Italian Institute for the Future, ospitata dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, e la pubblicazione del manifesto “Ricostruiamo il futuro“. A prendere parte a quest’avventura, diversi colleghi provenienti dall’esperienza universitaria e professionale, tutti napoletani e tutti under-30, a dimostrazione di una particolare sensibilità dei giovani meridionali nei confronti del problema del nostro futuro. Un’iniziativa nata dal basso senza alcun appoggio politico o economico, a differenza di quasi tutte le altre esperienze internazionali di futures studies; ma non potevamo aspettare un nuovo Peccei.

FUTURI, la rivista dell'IIF.

FUTURI, la rivista dell’IIF.

Oggi l’Italian Institute for the Future ha una sua rivista, FUTURI, quadrimestrale nel 2014, semestrale dal 2015. Riprende la tradizione della rivista italiana Futuribili ed è l’unico periodico dedicato agli studi sul futuro nel nostro paese. Le attività di ricerca, formazione e divulgazione sono portate avanti da una serie di Osservatori, tra cui quello di cui sono responsabile, l’Osservatorio sulle frontiere scientifiche e tecnologiche. Dal 2015 fanno parte dell’IIF anche tre centri ad hoc: il Center for Near Space, nato dall’entusiasmo di un gruppo di professionisti del settore spaziale, deciso ad aprire il nostro paese ai nuovi scenari relativi al futuro umano nello spazio; il Center for the Future of Europe, frutto dell’impegno di un gruppo di giovani politologi che condividono una forte sensibilità nei confronti del futuro del nostro continente e in particolare del progetto di integrazione oggi in crisi; il Center for Economic Development & Social Change, nato con l’obiettivo di introdurre in Italia i moderni studi sullo sviluppo economico fondati sui concetti di sostenibilità, benessere e inclusività.

Nel novembre 2014 si è tenuta la prima edizione del Congresso Nazionale di Futurologia (il nome s’ispira al celebre romanzo di Stanislaw Lem, Il congresso di futurologia), l’evento annuale dell’IIF, alla Città della Scienza di Napoli. Nel novembre 2015 abbiamo replicato con una due giorni all’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa. Sempre più spesso, inoltre, mi capita di essere invitato a discutere di scenari futuri in convegni, manifestazioni, o attraverso interviste. Molto lentamente, insomma, anche in Italia si comincia a guardare con interesse al nostro lavoro e in generale alla novità rappresentata dalla “scienza del futuro”.

Per restare aggiornati sui progetti dell’Italian Institute for the Future, vi invito a seguire il nostro sito web (www.instituteforthefuture.it), la nostra pagina Facebook e il nostro account Twitter. Su questo sito pubblicherò inoltre aggiornamenti sulle principale iniziative in cantiere.