AntropoceneCon Francesco Verso ho avuto il piacere di curare Antropocene. L’umanità come forza geologica, una pubblicazione congiunta di Future Fiction e dell’Italian Institute for the Future che segue il modello della precedente operazione editoriale Segnali dal futuro, nel quale ai racconti di speculative fiction selezionati da Francesco sono stati affiancati saggi selezionati da me e firmati da esperti e futurologi italiani. Fin dalla pubblicazione di quel primo volume, con Francesco abbiamo discusso di un “sequel” tematico, e dalle chiacchierate e dai nostri interessi comuni siamo giunti lo scorso anno a convergere sul tema dell’Antropocene e della climate fiction, la narrativa che si occupa dei cambiamenti climatici e delle trasformazioni future della società sotto l’impatto di questi cambiamenti. Francesco ha quindi selezionato alcuni dei migliori racconti internazionali sul tema, mentre io mi sono occupato di reclutare scienziati e studiosi per affrontare da diversi punti di vista il tema dell’Antropocene. Il volume è ora disponibile in cartaceo e in ebook sui nostri siti e su Amazon. Una presentazione generale dell’opera e il sommario sono disponibili sul sito dell’Italian Institute for the Future. Di seguito invece la mia prefazione al volume.


 

Prefazione a Antropocene. L’umanità come forza geologica

Il cambiamento climatico rappresenta oggi per la fantascienza quello che la guerra nucleare rappresentava tra gli anni Cinquanta e Sessanta, o la crescita della popolazione tra gli anni Sessanta e Ottanta: uno scenario da incubo col quale confrontarsi per immaginare la società del futuro e possibilmente mettere in guardia l’umanità dai rischi che corre. È indubitabile che certe opere particolarmente incisive, tanto nella letteratura quanto nel cinema – è il caso di L’ultima spiaggia o The Day After, di Largo! Largo! e della sua trasposizione cinematografica Soylent Green – abbiano influenzato l’opinione pubblica su queste tematiche più di quanto abbiano fatto, all’epoca, report scientifici e studi accademici. La potenza della fiction, con la sua capacità di calare il lettore o lo spettatore in uno scenario fittizio ma plausibile, trasformando in fatti ed eventi i nudi numeri degli scienziati, esercita una forza persuasiva da non sottovalutare.

Nel 2015, il Center for Science and Imagination dell’Arizona State University ha lanciato un’iniziativa intitolata “Imagination and Climate Futures”, che ha portato l’anno successivo a una pubblicazione intitolata Everything Change, nella quale quindici scrittori tra cui due stelle del firmamento della climate fiction, Kim Stanley Robinson e Paolo Bacigalupi, hanno affrontato gli scenari della trasformazione antropocenica. «Noi decidiamo cosa fare sulla base delle storie che ci raccontiamo, perciò abbiamo bisogno più che mai di raccontare storie sul nostro modo di rispondere alla sfida del cambiamento climatico e degli altri grandi problemi correlati che incombono su di noi e sui nostri discendenti», sostiene Kim Stanley Robinson. Un’iniziativa, quella del Center for Science and Imagination, che ha beneficiato del tradizionale sostegno dei benefattori americani interessati alle grandi sfide del nostro tempo. Qualcosa che in Italia, semplicemente, non esiste.

Nondimeno, crediamo che Antropocene. L’umanità come forza geologica possieda persino una marcia in più rispetto ai nostri potenti cugini d’oltroceano. Come nella precedente antologia Segnali dal futuro, abbiamo scelto di affiancare alle storie selezionate anche saggi di esperti di diversi ambiti, dalla paleontologia alla fisica dell’atmosfera, dalla sociologia dell’ambiente agli studi su scienza e tecnologia. In tal modo abbiamo voluto tentare di collegare la finzione alla realtà, le tendenze agli scenari possibili. In Segnali dal futuro, trattando di temi più generali legati alla nostra immagine del domani possibile, abbiamo offerto al lettore un assaggio dell’immaginazione narrativa degli scrittori italiani e internazionali quando si tratta di speculare sull’impatto sociale che avranno le nuove tecnologie, affidando poi a un pool di esperti e futurologi il compito di dirci quanto reali possano essere le idee utilizzate dagli autori. Qui, invece, partiamo dalla realtà, ossia dalla consapevolezza di essere entrati in una nuova era geologica del mondo, l’Antropocene, caratterizzata dalla capacità della civiltà umana di lasciare un’impronta permanente sull’ecosistema e sugli strati geologici, e affidiamo agli scrittori il compito di calarci in uno dei possibili mondi futuri che andremo ad abitare da qui alla fine del secolo, quando le conseguenze del cambiamento climatico e della sesta estinzione di massa, se non arginate, avranno radicalmente trasformato (in peggio, ça va sans dire) il mondo in cui viviamo oggi.

Quel che è sorprendente notare, d’altro canto, è che, al progredire dell’emergenza con cui siamo chiamati a confrontarci, le soluzioni proposte somigliano sempre più a quelle della fantascienza. Come definire altrimenti le ipotesi della cosiddetta “geoingegneria”, come per esempio l’assemblaggio in orbita di giganteschi specchi in grado di deflettere la luce solare, o l’immissione in atmosfera di enormi quantità di nanoparticelle o gas in grado di imitare quel “raffreddamento” del pianeta che avviene allorquando si verificano eruzioni di supervulcani? Oppure la realizzazione nelle isole Svalbard, in Norvegia, di un bunker dove custodire le sementi delle piante di tutto il mondo, affinché la biodiversità sia preservata dall’aumentare delle temperature e la dalla distruzione operata dall’agricoltura di massa? Per non parlare delle ipotesi relative alla ricreazione di specie preistoriche per favorire la riconversione della taiga siberiana, oppure della conservazione per finalità di clonazione del DNA delle specie ormai in via di estinzione a causa della pressione antropica, o addirittura degli scenari di human enhancement per rendere la specie umana più adattabile all’epoca dell’antropocene.

Insomma, gli scienziati e gli ingegneri di oggi stanno offrendo più spunti alla fantascienza di quanto questa possa offrire alla comunità scientifica. Ma i racconti e i saggi di questo volume spingono a chiedersi fino a che punto la soluzione all’emergenza ambientale possa passare per una trasformazione tecnologica radicale. Il loro valore aggiunto sta proprio nella capacità della speculative fiction di non limitarsi a immaginare le soluzioni o gli scenari, ma di farceli vivere, con tutte le loro conseguenze impreviste e i loro potenziali effetti collaterali Del resto, se c’è un valore nella letteratura, è proprio in questo: nel mettere al centro di tutto l’essere umano, con il suo bagaglio di emozioni, conoscenze, speranze, e la sua capacità di cambiare ed essere cambiato dal mondo in cui è immerso. Per un presente che ci costringe a fissare lo sguardo sullo sfondo e a perdere di vista la persona in primo piano, questa funzione della letteratura può risultare davvero rivoluzionaria per il nostro futuro.