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Ho avuto il privilegio di poter curare un numero della storica rivista internazionale Le Carré Bleu, fondata nel 1958 dal gruppo CIAM (Congressi Internazionali di Architettura Moderna) di Helsinki, e che in sessant’anni di attività ha visto ospitati alcuni dei più importanti nomi dell’architettura, dell’urbanistica, del pensiero visionario. L’attuale direttore, Massimo Pica Ciamarra, mi ha chiesto di essere guest editor per un numero speciale dedicato alle utopie del domani, dopo il ciclo di incontri organizzato dall’Italian Institute for the Future su questo tema nel 2016. Ora, finalmente, il numero è online! Dentro ci troverete – rigorosamente in tre lingue: francese, inglese e italiano – contributi sulle utopie architettoniche e urbanistiche di Marco SoritoMassimo Pica CiamarraDaniele Vazquez, Emilio José Garcia (con un contributo da “Lezioni dalla fine del mondo” pubblicato da D Editore su gentile concessione dell’editore), e una carrellata di approfondimenti sul cosmopolitismo e il sogno europeo (firmato da Barbara BiscegliaMichele LacriolaAngelo SidonioFlavia Palazzi), Laura Tundo dell’Università del Salento sulle utopie contemporanee, Riccardo Campa dell’Università Jagellonica di Cracovia sulla città del futuro secondo Nietzsche, Antonio Camorrino dell’Università di Napoli Federico II sulla Nuova Atlantide di Francis Bacon e la scienza moderna, il sociologo Adolfo Fattori sul rapporto tra utopie e distopie, Carolina Facioni – membro del comitato scientifico dell’IIF – su Karl Mannheim. 

Di seguito la mia introduzione al numero, che può essere acquistato in digitale su http://www.lecarrebleu.it/en/


Il grande storico delle idee Bronislaw Baczko, scomparso nel 2016, autore di studi fondamentali sull’idea dell’utopia, si poneva a cavallo del millennio una domanda impegnativa: «In un’epoca e in un mondo sempre più disincantanti, le nostre società si limiteranno ad amministrare il presente, relegando l’utopia a una delle sue funzioni primitive, quella di divertire, racchiudendola nel dominio ludico della fantascienza e dei mondi virtuali? Oppure il futuro sarà così incerto, l’opposizione tra principio di realtà e desiderio di felicità così forte, lo scarto tra la massa delle miserie e l’aspettativa di giustizia così notevole, le disfunzioni delle istituzioni democratiche così inquietanti, che tutti questi fattori congiuntamente porteranno a rinnovare l’utopia democratica?».

È una domanda a cui questo numero di Le Carré Bleu cerca, nel suo piccolo, di fornire qualche risposta. Nell’epoca del presentismo accelerato, della post-modernità che nega il futuro e gli spazi per nuove aspirazioni e orizzonti di speranza, sembra non esserci più spazio per l’utopia. Sociologi e filosofi discutono se il paradigma socio-economico uscito vincitore dalla Guerra fredda abbia permeato tutte le categorie mentali dell’Occidente al punto da non riuscire più a immaginare alternative: se così fosse, allora avrebbe avuto davvero ragione chi parlò a suo tempo di “fine della storia”, perché con la fine delle utopie finisce anche il processo dialettico che produce le trasformazioni storiche. Zygmun Bauman ha parlato, a tale proposito, di retroutopie, vale a dire un richiamo a narrazioni del passato che la storia ha già smentito nei fatti ma che tornano a irretire l’Occidente contemporaneo: il revival, a cui stiamo assistendo di recente, di un’idea di purezza etnica o perlomeno nazionale, in palese opposizione alle tendenze mondialiste, che credevamo ormai sepolta nel passato, incarna perfettamente l’idea di Bauman.

Eppure, anche se sotto altre forme, nuove visioni del futuro in grado di mettere in discussione il pensiero dominante e la sua narrazione stanno emergendo in ambiti diversi, spesso ai margini della società. Non solo utopie: a volte sono anche visioni apocalittiche del futuro prossimo, visioni distopiche che ci consentono di vedere dove potrebbe portarci la realtà presente senza un cambio di rotta. Utopie e distopie nuove aprono uno squarcio nel fondale persistente del presente. Ad esse, con l’Italian Institute for the Future, abbiamo dedicato a Napoli una serie di incontri nel 2016, in occasione dei cinquecento anni di Utopia di Thomas More; alcune delle riflessioni emerse in quell’occasione sono ospitate in questo numero di Le Carré Bleu.

Non dimentichiamo che i padri dell’utopia – a partire da Platone, e poi More, Campanella, Bacon – sono partiti dalla costruzione di città ideali. Anche le utopie del domani prendono le mosse da nuovi modelli di convivenza sociale urbani, partendo dal presupposto che il nostro mondo sarà sempre più urbanizzato e vedrà gli esseri umani “costretti” a rapporti sempre più stretti. Un grande scrittore di fantascienza, James Ballard, ha giocato molto su quest’idea, immaginando scenari distopici come Condominum (1975), un enorme condominio trasformato in un universo-mondo dove i rapporti sociali decadono fino al livello dell’homo homini lupus. Gli spunti presenti in questo fascicolo ci invitano a riflettere su modi di vivere con gli altri diversi dal darwinismo sociale a cui ci sta spingendo il pensiero egemonico attuale, per evitare che le nostre città si trasformino negli scenari descritti dalla fiction post-apocalittica, abitate non più da uomini, ma da zombi.